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Dylan Dog #338 – Mai più, ispettore Bloch


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PER IL NUMERO 338? GRIDIAMO TUTTI: AUGURI PER LA PENSIONE, ISPETTORE!

Era da tempo che aspettavamo questo numero; era da tempo in realtà che insieme a Bloch aspettavamo la sua tanto attesa pensione!

Si è parlato moltissimo del numero 338 della serie mensile di Dylan Dog, e del cambiamento radicale della vita di Dylan che viene raccontato all’interno di questo numero. Quasi più atteso del n° 337, Spazio Profondo, che ha fatto tanto parlare di sé e del suo autore, Roberto Recchioni, questo numero è una pugnalata al cuore per i nostalgici e una liberazione per chi negli anni ha pensato, come me, che l’ispettore Bloch fosse diventato solo un mero strumento nelle mani di Dylan. Eh già, perché il buon old boy nel tempo si era approfittato tantissimo del bene e della disponibilità del nostro caro Ispettore, e non esitava mai a contattarlo quando qualcosa andava storto e aveva bisogno di un aggancio all’interno di Scotland Yard.

Mai più, Ispettore Bloch”, soggetto e sceneggiatura di Paola Barbato, disegni di Bruno Brindisi e copertina di Angelo Stano.

La cover di Angelo Stano è il tanto discusso omaggio alla celebre cover di John Romita apparsa su The Amazing Spiderman #50 “Spider-man, no more” (doppia citazione quindi, nella cover e nel titolo). Se n’è parlato veramente oltre lo sfinimento, ma mi farebbe piacere dire giusto due parole su questa esplicita e confessata citazione.

L’albo di Spiderman è il numero in cui Peter Parker, frustrato dai continui attacchi all’immagine di Spider-Man, dalla difficoltà nel gestire gli esami all’università e dal fatto che zia May si ammala e lo cerca proprio mentre lui è in giro a combattere il crimine, decide di smettere di essere l’uomo ragno e si allontana quindi dal suo contraltare di supereroe; quello che succede all’Ispettore Bloch è praticamente la stessa cosa (motivo per cui l’omaggio è perfettamente calzante e non deve portare sempre, e necessariamente, a una discussione infinita di mesi sulla poca creatività dei nostri fumettisti): l’Ispettore Bloch, frustrato dal fatto che non riesce più a vivere una vita tranquilla, ha difficoltà e gestire Jenkins e il soprintendente che non vuole che Dylan metta piede a Scotland Yard, e il fatto che non riesce a stare dietro a tutti i problemi e le richieste che il nostro old boy puntualmente gli propina, ci fanno venire la voglia di vederlo “svestito” dai panni di Ispettore per ritrovarlo, nei prossimi numeri, come un personaggio liberato di tutta la polverosa stratificazione di cliché e cose “viste e riviste” che nel corso degli anni lo hanno sepolto e cristallizzato come se fosse un personaggio ormai morto.

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Detto questo, passiamo al resto. Nell’albo vengono raccontate due storie parallele che, al termine, andranno a convergere in una sola storia. Abbiamo il pensionamento del nostro Ispettore e, al contempo, un caso molto strano di “morti viventi” o “vivi morenti”: le persone a Londra non riescono a morire e sembra quasi che la morte sia andata in pensione! Un nuovo caso per il nostro Indagatore dell’incubo, che inizia le indagini sollecitato da una giovane e affascinante ragazza di famiglia ricca, Nora, che si presenta a casa di Dylan chiedendogli di scoprire chi l’ha uccisa.

Devo dire che questo numero di Dylan Dog, scritto dalla Barbato, un po’ mi preoccupava. E devo confermare che ci sono stati dei momenti in cui credo che si sia perso un po’ il senso del realismo. Un esempio su tutti: nella scena in cui Nora mostra a Dylan lo squarcio che ha sul collo, per dimostrargli che lei è effettivamente morta, non c’è nulla che faccia capire che Dylan sia rimasto in qualche modo turbato o sconvolto dalla visione dello squarcio. Un po’ strano, e veramente poco realistico. Ci sono poi delle scene in cui avvengono delle catastrofi sotto gli occhi del nostro Indagatore, che sembra quasi non accorgersene. Allora qui mi sorge un dubbio: la scarsa attenzione dell’indagatore, la sua scarsa capacità di comprendere la “realtà” sono elementi narrativi che hanno un senso nella storia? Se è così, io non sono riuscita bene a comprenderli.

Per il resto l’albo è strutturato bene, è piacevole la lettura, ci sono dei simpatici riferimenti meta-fumettistici e al mondo delle serie tv, come la citazione a The Walking Dead, e poi un omaggio particolare a Frankenstein Junior di Mel Brooks, più precisamente al fedele assistente gobbo Igor, evidenziato in una sequenza in cui Groucho imita l’attore Marty Feldman sia nell’abbigliamento che nella frase pronunciata nella vignetta.

Un albo senza infamia e senza lode, che ha una giusta carica emotiva e che, in alcuni momenti particolari che riguardano il buon e vecchio assistente di Bloch, Jenkins, ha fatto commuovere (è abbastanza tipico della Barbato far scorrere qualche lacrimuccia).

Bruno Brindisi è tra i più celebri e apprezzati disegnatori di Dylan Dog, e non solo. I suoi disegni, con i leggeri e delicati tratti che definiscono i volti, in contrasto con la “pienezza” degli sfondi, carichi di particolari e di una definizione molto realistica, hanno dato un notevole valore a questo numero.

Il finale è “aperto”, ed è difficile trovare un numero di Dylan Dog che sembri preannunciare un sequel. Questa sorta di “continuità” è un’ulteriore novità della testata, che rende questo numero ancora più interessante. In quest’albo si consacra una svolta: il tempo ha smesso di essere cristallizzato. Se anche fosse passato un solo giorno, l’orologio dell’indagatore dell’incubo ha ripreso a camminare!

Ora dobbiamo solo restare in attesa di cosa avverrà nella nuova vita dell’old boy alle prese con un nuovo Ispettore e una nuova vita nella Londra di un giorno futuro.

 

Rossella Scarpa : YouTube Facebook